3 ragioni per riorganizzarsi Covid-19

3 buone ragioni per riorganizzarsi in tempo di Covid-19. E non solo…

Come sfruttare le inevitabili ristrutturazioni da Covid per creare miglioramenti efficienti, duraturi e stabili anche nel post crisi.

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Per restare a norma e continuare a lavorare, le aziende stanno sostenendo cambiamenti strutturali e profondi: vediamo insieme quali sono 3 buone ragioni per riorganizzarsi in tempo di Covid-19. E non solo…

Quando entriamo in un’azienda per la prima volta, facciamo al cliente due domande semplici semplici:
Come stai?
Cosa vuoi fare da grande?

Facile, no? Bene, se sei un imprenditore, prenditi un attimo per provare a rispondere. Ti accorgerai che queste domande sono tutto tranne che banali e celano nemmeno troppo velatamente le due coordinate principali del tuo (e del nostro) lavoro:

Come stai?

Significa controllo di gestione. Sai come sta la tua azienda? Sai come lavora, dove guadagna di più, dove può ridurre costi e sprechi, quale andamento ha avuto, i suoi trend, le previsioni per il futuro prossimo?

Cosa vuoi fare da grande?

Significa strategia. Si tratta della visione di lungo corso che definisce e determina la direzione che la tua impresa vuole seguire. Dove desidera arrivare e a quali obiettivi mira.

Se sai rispondere a queste domande, sei a buon punto.

Purtroppo però, in tempo di crisi, e una crisi che nessun imprenditore si è meritato per una scorretta gestione della propria realtà, una crisi imprevedibile e trasversale come Covid-19 si sta dimostrando per il nostro tessuto imprenditoriale, queste domande strutturali e basilari vengono giocoforza scavalcate da un nuovo interrogativo: con quale obiettivo vuoi riorganizzare la tua azienda?

Di fronte alla necessità inderogabile di rivedere alcune specifiche della nostra impresa per rispondere alle richieste sempre nuove di decreti e protocolli di sicurezza, siamo chiamati ad una scelta sostanziale.

Vogliamo riorganizzare per essere in regola o vogliamo riorganizzare per migliorare?

Una riorganizzazione del nostro assetto (turni, procedure, smart working, limitazioni) è necessaria, non si scappa. Ma può quest’obbligo ineludibile trasformarsi nell’occasione di un salto di qualità vero e proprio?

3 buone ragioni per riorganizzarsi

    1. Preservare la salute dei dipendenti. Per ragioni legali ma soprattutto etiche, ci auguriamo questo sia chiaro ed evidente. Ma anche per motivi squisitamente pratici: se un collaboratore si ammala, il rischio concreto oggi è che venga chiuso tutto il suo reparto se non l’intera azienda! E, ovviamente, perché le persone ci servono, sono il nostro asset principale, devono essere sane, attive, presenti e in grado di svolgere il proprio lavoro. Sarebbe un bel guaio perdere una quota della propria forza lavoro, soprattutto in un momento così delicato.
    2. Migliorare la produttività aziendale. La produttività italiana è bassa, inferiore alla media europea: il momento delicato che stiamo vivendo ci fornisce un’occasione imperdibile, quella di ottenere un miglioramento stabile della produttività proprio in virtù della riorganizzazione interna che siamo chiamati ad operare.
    3. Migliorare la flessibilità. Nel mondo moderno produttività e flessibilità non sono più in antitesi. Grazie alle nuove tecnologie, all’Industria 4.0 e alla virtualizzazione di moltissimi processi, oggi siamo in grado di progettare e gestire una fabbrica altamente efficiente ancorché estremamente flessibile. Siamo obbligati a riprendere in mano l’organizzazione aziendale? Bene, facciamolo già in un’ottica flessibile, tecnologica, che consenta di arrivare a coordinare un intero ciclo produttivo da remoto. La flessibilità è la chiave, il tema centrale di questo periodo storico: come sarà il mercato post-Covid? Come si modificheranno richieste e consumi? Diventa fondamentale essere in grado di reagire in modo funzionale e rapido a qualunque novità ci riservi il mercato.

 

Insomma, tre vantaggi di lungo periodo che, oltre a permetterci di restare in regola con le nuove norme, costituiscono un insieme di modifiche vincenti anche per il periodo post Covid.

Una Case History esemplare

Uno storico cliente di Acanto ha colto al balzo l’occasione, concretizzando in modo esemplare quanto finora sostenuto.
Invece di limitarsi ad adeguare la struttura aziendale per rispondere alle richieste legali, questa impresa – che si occupa di gastronomia da banco per supermercati e mense – ha scelto di rivedere a fondo la propria organizzazione interna, efficientandola in svariati snodi cruciali, al punto da ritrovarsi con una gestione migliore, più funzionale ed efficace, che non sarà quindi abbandonata al termine della crisi.

Come ha fatto concretamente?

Producendo cibo venduto nei supermercati, questa azienda non ha mai dovuto chiudere, ma per poter restare aperta è stata obbligata da subito a riorganizzarsi per garantire la sicurezza dei propri dipendenti. Come? Abolendo il concetto classico di turno in favore di un flusso di attività più ampio: invece di turni da 8 ore, i lavoratori si “spalmano” nell’arco delle 24 ore, andando e venendo in base alle proprie attività, ottenendo di conseguenza una diluizione del personale presente in contemporanea in sede, come da richieste di legge. Ma non solo!

Mentre prima era necessario produrre contemporaneamente tutti i semilavorati e poi lavorarli il giorno dopo, concentrando l’attività dei dipendenti nelle stesse otto ore, adesso si è ottenuto di lavorare gli ingredienti all’inizio del flusso e ottenere il prodotto finito nella fase finale, nella stessa giornata. I vantaggi?

  • riduzione delle scorte giornaliere
  • maggior freschezza del prodotto finito, che viene lavorato dall’inizio alla fine in tempi minori
  • efficientamento e miglior uso delle attrezzature: non sarà necessario averne in sovrappiù, proprio per il minor numero di personale presente in contemporanea, sarà possibile sanificarle al meglio, ridurre la manutenzione e i casi di rottura per usura.

 

In questo caso, la crisi stessa ha funto da spunto e catalizzatore per un cambiamento migliorativo. In effetti, in tantissime lingue questa parola ha un duplice significato: in greco, da cui deriva la versione italiana, krysis significa cambiamento, ma anche scelta e giudizio: al suo interno cela dunque la paura, il rischio e l’ansia per ciò che è nuovo, ma al contempo l’occasione, la novità, insieme alla capacità di prendere decisioni, di non restare immobili.
E in cinese, gli ideogrammi che identificano la parola crisi sono proprio quelli del rischio e dell’opportunità.

Quindi che si fa? Si investe nel cambiamento.

Ecco, Acanto è ammattita: ci consiglia di investire in un momento come questo? Eppure è la chiave di volta del cambiamento. Un investimento operato con criterio, sfruttando appieno tutti gli strumenti a disposizione, dagli ammortizzatori, agli incentivi, ai tassi agevolati, consentirà di riorganizzare l’azienda per renderla più efficiente in ogni condizione, non soltanto oggi che ci troviamo in piena crisi sanitaria.
Le aziende che in tempo di crisi non si sono limitate a difendersi, ma hanno scelto di investire, sempre con buon senso e lungimiranza, ne sono uscite alla grande, diventando leader del proprio settore.

Siamo troppo ottimisti a voler vedere questo Covid-19 come una chance positiva di crescita per le nostre aziende? Noi pensiamo di no, e nelle prossime dirette vi spieghiamo concretamente come fare.

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Verso la Fase 3: il nostro progetto di consulenza gratuita per la crisi Covid “BUSINESS WE CARE”: www.acantoconsulting.it/consulenza-gratuita-business-wecare/